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Parto indotto

  • Posted on Settembre 25, 2012 at 1:47 pm

Il parto indotto è una tecnica ostetrica che viene messa in atto nei casi in cui si renda necessario far nascere il bambino, in ragione dell’inefficacia della fase di travaglio. Tale tecnica può essere necessaria sia prima che successivamente il termine della gravidanza. Nel primo caso, il parto indotto viene attuato prima della fine della gravidanza a causa del malfunzionamento della placenta, che provoca un arresto della crescita dell’infante, o a causa del sorgere di malattie, quali la pre – eclampsia, che colpiscono la madre. Il parto indotto viene attuato anche quando la gravidanza è terminata da dieci giorni e quindi si rende necessario far venire alla luce il bambino.

La pratica del parto indotto si avvale di quattro tecniche di induzione:

  • Il distacco delle membrane: tramite il quale le membrane della cervice vengono allontanate con le mani, prestando attenzione a lasciarle intatte.
  • La rottura artificiale delle membrane o amnioressi: che avviene con l’ausilio di un uncino. Si tratta di un’operazione indolore, messa in atto nei casi in cui la cervice abbia già iniziato a dilatarsi.
  • Il gel di prostaglandine: ovvero l’immissione di candelette vaginali nell’utero al fine di dare inizio al travaglio. Tuttavia, non sempre questa tecnica riesce ad avviare la fase di travaglio, ma in ogni caso è funzionale ad ammorbidire la cervice facilitandone la dilatazione grazie all’impiego dell’ossitocina.
  • La fleboclisi di ossitocina: ovvero l’inserimento di una flebo nel braccio o nella mano della partoriente, dopo aver iniettato nel suo sangue una soluzione di glucosio. In tal modo, l’ossitocina opera incoraggiando le contrazioni, al fine di rendere più efficace il processo di dilatazione.

Il parto indotto viene solitamente praticato quando la gravidanza va oltre la quarantunesima settimana e in tutte le circostanze di difficile proseguimento della maternità, legate per esempio al sorgere di malattie.

Bilirubina

  • Posted on Settembre 20, 2012 at 1:53 pm

La bilirubina è un composto chimico di colore giallo – rossastro. Si tratta di un pigmento che fluisce dalla bile attraverso le feci e le urine ed è prodotta dall’emocateresi, ovvero la degenerazione dell’emoglobina presente nei globuli rossi, a causa del loro invecchiamento o del sorgere di una malattia. Quando questo processo di espulsione della bilirubina non va a buon fine possono sorgere delle complicazioni, dovute a un aumento del composto nel sangue. In particolare distinguiamo tra la bilirubina indiretta, se il sangue non ha ancora raggiunto il fegato, e la bilirubina diretta se invece la molecola in questione è stata metabolizzata dal fegato. La misurazione di questa sostanza ci rivela l’eventuale presenza di un’anemia o di una patologia epatica.

Pertanto è fondamentale tenere sotto controllo i valori della bilirubina. Se l’incremento del valore di bilirubina raggiunge i 3 o 4 mg/dl, è possibile che la cute assuma un colore giallastro. Questo si verifica soprattutto nei neonati, a seguito dello sbalzo dei globuli rossi comportato dalla differenza tra il vivere all’interno e all’esterno dell’utero. Se il livello di bilirubina sfiora i 20 mg/dl la situazione diventa maggiormente rischiosa, in quanto può comportare danni al cervello. Proprio per questo, dopo la nascita, quello della bilirubina è diventato un esame necessario. Incrementi di bilirubina possono essere connessi anche alla cirrosi apatica, alla colestasi, alla gravidanza, alle neoplasie epatiche e alle emolisi con danni epatici. L’anomalia dei valori di bilirubina può essere anche correlata agli effetti indesiderati di alcuni farmaci assunti, tra cui gli antiblastici, le tetracicline, il paracetamolo e molti altri.

La diagnosi delle anomalie circa la bilirubina viene effettuata tramite la somministrazione degli esami del sangue. A tal proposito si evidenziano i valori di riferimento, ovvero: 0.1 – 0.25 mg/dl per la bilirubina diretta e 0.1 – 1.2. mg/dl per quella totale.

Epicondilite

  • Posted on Settembre 19, 2012 at 10:33 am

L’epicondilite è un’infiammazione che interessa i tendini dell’epicondilo laterale, ovvero la struttura ossea del gomito. Tale infiammazione è anche nota come ‘gomito del tennista’, in quanto è molto frequente tra gli sportivi di questo settore. Nonostante ciò, tale patologia interessa anche tutti coloro che per lavoro, per studio o per passione mantengono i gomiti spesso fermi nella stessa posizione, come ad esempio gli scrittori al computer e i pianisti. I medici al riguardo consigliano una prevenzione alla portata di tutti, che consiste nel riscaldamento delle articolazioni del gomito prima di effettuare grandi sforzi legati, per esempio, all’esercizio fisico o al lavoro manuale. Si tratta di un disturbo che, se trascurato, può peggiorare e diventare cronico.

L’epicondilite si sviluppa a causa di uno sforzo ripetuto che sovraccarica il gomito, infiammandone i tendini, come capita appunto ai giocatori di tennis. In alcuni casi l’epicondilite può svilupparsi a causa della lesione o lacerazione del tendine o in relazione a un trauma del gomito.

I sintomi connessi all’epicondilite sono il dolore che inizia a manifestarsi durante i movimenti continui che interessano il polso, per poi estendersi al braccio e, talvolta, anche alla mano. Il dolore può manifestarsi anche durante la notte e peggiorare nel corso delle settimane. Oltre al dolore, si manifesta anche una debolezza dell’avambraccio e, nei casi più gravi, l’incapacità di tenere in mano certi oggetti, quali ad esempio il bicchiere.

La diagnosi dell’epicondilite viene effettuata con l’ecografia tendinea mirata a rilevare le lesioni del tendine ed escludere le possibili fratture tra le cause della patologia. L’epicondilite di solito non genera gravi complicazioni, tuttavia è bene non trascurarla. Una prima terapia è l’automedicazione, contemplante il risposo, gli antidolorifici, l’applicazione di ghiaccio e bende. Tuttavia, se non si riscontrano miglioramenti occorre rivolgersi al medico. Nel caso l’epicondilite comporti dolori acuti, si consiglia l’astensione del lavoro e dallo sport, l’assunzione dei farmaci antinfiammatori, le infiltrazioni steroidee o le iniezioni di cortisone ai tendini. L’ultima spiaggia è l’intervento chirurgico, anche se recentemente si sono rivelate efficaci le onde d’urto.

Coito interrotto

  • Posted on Settembre 18, 2012 at 7:31 am

Il coito interrotto è un metodo contraccettivo naturale che consiste nell’interruzione del rapporto sessuale prima dell’eiaculazione maschile. Il coito interrotto consiste infatti nell’estrazione rapida e tempestiva del pene dalla vagina affinché lo sperma non entri in contatto con essa. Si tratta di un metodo contraccettivo molto diffuso, in quanto non comporta costi, né effetti collaterali e non necessita di prescrizione del medico. Tuttavia, l’efficacia contraccettiva del coito interrotto è dubbia e i rischi connessi al suo utilizzo sono molti.

Si tratta di un metodo che, a differenza del profilattico, non garantisce protezioni da malattie veneree. Inoltre, spesso si ignora che, nella fase pre – eiaculatoria, si verifica una prima uscita dello sperma che, in piccole quantità e in un terzo dei casi, è già attivo. In tal modo può accadere che la gravidanza si origini in seguito a un secondo rapporto sessuale, in quanto lo sperma ancora attivo rimasto nelle ghiandole parauretrali del pene viene messo in moto dal movimento generato dal rapporto. L’indice di Pearl, infatti, rileva per il coito interrotto un’efficacia contraccettiva stimata in 10 – 18 gravidanze all’anno ogni 100 donne. Si tratta di un’efficacia notevolmente inferiore rispetto a quella offerta dagli altri metodi contraccettivi quali la pillola, il preservativo o il diaframma.

Inoltre, con il metodo del coito interrotto si generano una serie di tensioni psicologiche che possono causare problemi alla coppia. Infatti, l’efficacia del coito interrotto dipende esclusivamente dall’autocontrollo dell’uomo, situazione questa che può generare al soggetto implicato forti tensioni inibendo la completa soddisfazione nel rapporto e, in alcuni casi, la perdita dell’erezione. Anche la donna può risentirne a livello psicologico ed emotivo poiché, innanzi tutto, le viene sottratto ogni tipo di controllo dei rischi connessi all’impiego del coito interrotto; in secondo luogo, la tempestiva interruzione del rapporto arresta anche il piacere ad esso connesso.

Cataratta

  • Posted on Settembre 14, 2012 at 2:22 pm

La cataratta è un disturbo della vista generato da una graduale perdita di trasparenza del tessuto cristallino. La progressiva opacità sopraggiunge con il manifestarsi dell’ossidazione delle proteine caratterizzanti ciascun tessuto, generando problemi visivi al soggetto. Infatti, in quanto il cristallino opaco non riesce ad arrestare completamente i raggi luminosi, questi si propagano in più direzioni rendendo difficile al soggetto mettere bene a fuoco le immagini sulla retina.

La cataratta è una patologia che solitamente si manifesta con l’invecchiamento, tuttavia è possibile riscontrarla anche nei più giovani. In tali casi è consigliato intervenire subito al fine di stroncare il disturbo sul nascere. La cataratta interessa anche i soggetti diabetici, coloro che si sono esposti eccessivamente al sole, le persone che hanno assunto per molto tempo farmaci come il cortisone e i chemioterapici, oltre che i soggetti che hanno subito traumi o che sono affetti da gravi malattie oculari.

Per quanto concerne i sintomi, la cataratta è un disturbo che si manifesta gradualmente e senza causare particolare dolore. Il sintomo più diffuso è l’annebbiamento della vista, a cui consegue la difficile focalizzazione delle immagini, soprattutto se ci si trova in condizioni particolarmente luminose. In questi casi prevale una sensazione di fastidio, i colori sembrano meno intensi e, se non è già presente, compare anche la miopia. Nei casi gravi di opacità del cristallino può anche verificarsi la totale perdita della vista che, tuttavia, potrà essere appieno recuperata, a seguito dell’intervento chirurgico.

La cataratta si cura, infatti, con l’intervento chirurgico, al termine del quale sarà possibile eliminare il supporto di occhiali o di lenti a contatto. Prima dell’operazione è opportuno sottoporsi a una serie di esami specialistici, tra cui: l’esame ultrasonografico, per l’identificare precisa delle strutture interne dell’occhio, e l’ecobiometria, tramite il quale è possibile stimare la lunghezza del bulbo oculare.

La terapia chirurgica per la rimozione della cataratta contempla tre differenti tecniche per estrarre il cristallino opaco e sostituirlo con un cristallino artificiale dotato di capacità refrattiva: l’intervento intracapsulare, quello extracapsulare e la facoemulsificazione. Si tratta di interventi non rischiosi, anche se al loro termine occorre seguire i consigli del medico per evitare le eventuali infezioni.

Artrosi – Come curarla e come prevenirla

  • Posted on Settembre 6, 2012 at 10:39 am

L’Artrosi, chiamata anche osteoartrosi, è una patologia degenerativa che colpisce le ossa degli individui, causando disagi e disturbi a livello di postura e movimento. Tale malattia colpisce una percentuale rilevante di persone (circa il 60%) sopra i 65 anni, mentre coloro con un’età inferiore solitamente risultano meno predisposti alla patologia, seppur in taluni casi essa si manifesti anche in soggetti di più tenera età.

L’Artrosi si manifesta con la comparsa di un eccesso cutaneo e osseo a livello articolare, causando disagi e fastidi alla persona. Le regioni maggiormente colpite dalla patologia sono solitamente quelle ove si verifica un maggiore carico di lavoro: l’area lobare e le ginocchia risultano le aree ove più frequentemente si carica con il movimento e talvolta, a causa del sovraffaticamento muscolare, può verificarsi l’insorgenza della patologia.

Le donne sono maggiormente colpite dall’Artrosi rispetto agli uomini; oltre al sesso altri fattori possono contribuire a aumentare le possibilità di insorgenza della patologia, quali il fumo, l’obesità e lo stress, oltre al sovraffaticamento muscolare oppure, all’opposto, una eccessiva sedentarietà che può provocare la formazione di eccessi cutanei e ossei. L’attività fisica e la ginnastica dolce vengono infatti raccomandate ai soggetti che manifestano l’Artrosi, così come un cambiamento dello stile di vita e la perdita di peso, al fine di evitare l’eccessivo sovraffaticamento muscolare e, pertanto, portare a una riduzione della patologia.

L’Artrosi può essere diagnosticata mediante una radiografia, la quale viene consigliata ai pazienti che presentano i sintomi sopracitati, al fine di poter intervenire tempestivamente per la cura. La terapia analgesica e il paracetamolo sono i farmaci solitamente raccomandati; in taluni casi viene prescritta anche l’assunzione di corticosteroidi per via orale. Nel caso in cui la terapia farmacologica non desse i risultati auspicati è possibile ricorrere all’intervento chirurgico, nei casi maggiormente estesi.